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Monti ha ricordato che il decreto sul federalismo municipale prevede dal 2014 l'entrata in vigore dell'Imu, che "assorbirà l'attuale Ici, escludendo la prima casa e l'Irpef sui redditi fondiari da immobili non locati, comprese le relative addizionali. In questa cornice - ha aggiunto - intendiamo riesaminare il prelievo sulla ricchezza immobiliare". "Tra i principali Paesi europei - ha osservato Monti - l'Italia è caratterizzata da una imposizione sulla proprietà immobiliare che risulta al confronto particolarmente bassa. L'esenzione dall'Ici delle abitazioni principali costituisce, sempre nel confronto internazionale, una peculiarità se non la vogliamo chiamare anomalia del nostro ordinamento tributario".

Mutui, tasso medio al 3,5% PDF Stampa E-mail

(Il Sole 24 Ore): cresce il saggio d'interesse sui nuovi mutui per la casa. A dirlo è la stessa Abi. Nel consueto bollettino mensile è indicato che il tasso d'interesse medio, nello scorso agosto, è salito al 3,5 per cento. Un valore superiore a quello di luglio (3,22%) e in rialzo di 51 punti base (0,51%) rispetto al mese (marzo), in cui il saggio era sui minimi del 2011 (2,99%). Insomma, il costo del mutuo per la casa del signor Rossi cresce. La domanda, giocoforza, è spontanea: quali le cause di questo trend? In primis, è necessaria una precisazione: il tasso indicato è la media mensile tra i prestiti a saggio variabile (oggi più conveniente) e quello più oneroso a cedola fissa. E proprio questo elemento, a detta degli analisti dell'Abi, è tra le cause dell'incremento rilevato in quel di agosto. Il flusso dei finanziamenti a tasso fisso, infatti, è salito dal 19 al 24 per cento. Le famiglie italiane, cioè, si allontano dal prestito variabile. Il che, ovviamente, fa salire la media del saggio: un mutuo fisso ventennale, nel migliore dei casi, ha una cedola finale compresa tra il 4,3 e 4,5 per cento; quello variabile, invece, il 2,7 per cento. Ciò detto, però, lo scenario è più complesso. A ben vedere, entrambi i tassi interbancari di riferimento dei mutui sono diminuiti: da una parte la media dell'Euribor a 3 mesi, cui è legato il prestito variabile, ha ripreso a scendere (seppur di poco) dall'1,6 all'1,55 per cento; dall'altro l'Irs a 10 anni, da cui dipende il fisso, è calato al 2,9% (era al 3,25 in luglio). Certo, le dinamiche mese su mese non sono così essenziali. Tuttavia, la semplice logica aritmetica dovrebbe far propendere per una riduzione del costo del mutuo. "Quello che incide - ricorda Stefano Rossini, ceo di MutuiSupermarket.it - è l'incremento dello spread caricato sul consumatore finale. Sul fronte del fisso le banche, da giugno a oggi, nei casi più virtuosi hanno aumentato il differenziale tra i 30 e 40 punti base. Rispetto al variabile, invece, l'incremento è sullo 0,1 per cento". Questo fattore, unito alla diversa composizione della domanda globale di mutui, può spiegare il trend di agosto. Già, il trend. Ma il rincaro è veramente giustificato? "Si tratta -risponde Rossini - di un atteggiamento precauzionale, a dire il vero un po' eccessivo". I timori per l'evoluzione della congiuntura, cui gli stessi esperti dell'Abi fanno riferimento nel bollettino, hanno indotto "a prezzare su un livello più alto il rischio della possibile insolvenza del mutuatario". Di più. Gli istituti di credito, a fronte del balzo del differenziale tra il BTp e il T Bund, hanno maggiori costi di funding. Giocoforza, questo sovrapprezzo legato al rischio-Paese incomincia ad essere riversato sulla clientela finale. Un 'surplus' che, secondo gli esperti dell'Abi, rimane comunque "su livelli particolarmente contenuti". Al di là delle valutazioni di merito, il report mensile sottolinea anche che il tasso medio ponderato, sul totale dei prestiti a famiglie e imprese, è risultato pari al 4,06%, rispetto al 3,99 per cento di luglio. Cioè, "47 punti base al di sopra del valore di agosto 2010". Tra crisi, costo del funding e timori d'insolvenza i tassi interbancari calano. Quelli dei mutui salgono.

 

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